venerdì 17 dicembre 2010

USTICA: IL PASSATO CHE NON PASSA

(Articolo pubblicato su Limes di dicembre 2006)

Bologna, 27 giugno 1980: dall'aeroporto Guglielmo Marconi parte il volo Itavia 870 per Palermo. Sono le 20.08, due ore dopo l'orario previsto; l'arrivo è programmato per le 21.15. Il DC 9 viaggia regolarmente, con a bordo 81 persone: 64 passeggeri adulti, 11 ragazzi tra i dodici e i due anni, due bambini di età inferiore ai 24 mesi e 4 uomini d'equipaggio. Durante il volo non é segnalato alcun problema, ma poco prima delle 21 del DC9 si perdono le tracce radar.

La mattina dopo, tutti i giornali riportano notizie della tragedia: l’aereo è precipitato, tutti i passeggeri sono deceduti. Si cominciano anche a fare le prime ipotesi sulle cause del disastro: esplosione in volo, rottura delle turbine, manovra errata del pilota, collisione in volo con aereo Nato, distacco del cono di coda, collisione con un aereo militare straniero, razzo impazzito, meteorite o frammento di un satellite.

Passano i giorni, sui giornali prendono corpo gli interrogativi: "Il silenzio delle autorità alimenta i sospetti di una collisione”. “Forse i radar della Nato hanno ‘visto’ la tragedia del DC9 scomparso in mare". "Il DC9 Itavia aveva strutture logore oppure è stato investito da ‘qualcosa’". Nonostante questi interrogativi, poco a poco la notizia scompare dai giornali e le indagini si adagiano sull’ipotesi più tranquillizzante: la "tragica ovvietà" che purtroppo gli aerei cadono.

Ma perché per tanto tempo si è creduto che il DC9 fosse caduto per una fatalità? Così ha voluto l'Aeronautica Militare. Lo denuncia la relazione finale della Commissione Parlamentari Stragi, presieduta dal senatore Gualtieri, approvata nella seduta del 14-15 aprile 1992: "L'orientamento del Sios (servizio segreto) Aeronautica andò nel senso di privilegiare la tesi del cedimento strutturale. A questo orientamento furono improntati tutti gli atti compiuti dall'Aeronautica nelle prime fasi dell’inchiesta, anche se sin dai giorni immediatamente successivi all'incidente, vi erano informazioni che avrebbero potuto indirizzare le indagini in tutt'altra direzione". Il verdetto di cedimento strutturale già pronunciato priva l'azione della magistratura di ogni mordente: si perdono reperti, non si fanno svolgere perizie, non si interrogano i militari in servizio, non si ascoltano registrazioni.

Solo il 16 marzo 1989 il primo collegio peritale, nominato nel novembre 1984, consegna al giudice istruttore Bucarelli la sua relazione. I sei periti che compongono il collegio rilasciano alla stampa una breve dichiarazione: "Tutti gli elementi a disposizione fanno concordemente ritenere che l'incidente occorso al DC9 sia stato causato da un missile esploso in prossimità della zona anteriore dell'aereo. Allo stato odierno mancano elementi sufficienti per precisarne il tipo, la provenienza e l'identità".

Ricevono dal giudice il compito di proseguire le indagini per identificare il tipo di missile, ma le forti pressioni fanno vacillare le iniziali certezze investigative: due periti su sei non sono più certi del missile. Poi, a seguito di uno scontro con l’on. Giuliano Amato, che ha seguito la vicenda come Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Bucarelli abbandona l'indagine, che viene affidata al giudice Rosario Priore.

Il 15 maggio 1992 i generali, ai vertici dell'Aeronautica all’epoca dei fatti, sono incriminati per alto tradimento, "perché, dopo aver omesso di riferire alle Autorità politiche e a quella giudiziaria le informazioni concernenti la possibile presenza di traffico militare statunitense, la ricerca di mezzi aeronavali statunitensi a partire dal 27 giugno 1980, l'ipotesi di un'esplosione coinvolgente il velivolo e i risultati dell'analisi dei tracciati radar, abusando del proprio ufficio, fornivano alle Autorità politiche informazioni errate."

Nei primi mesi del 1994 vengono resi noti i risultati delle perizie ordinate dal Giudice Priore. Queste perizie parziali, che dovrebbero essere le fondamenta della perizia conclusiva, escludono che sul DC9 sia esplosa una bomba. Non ci sono tracce di esplosione sui cadaveri, non ci sono segni di "strappi" da esplosione sui metalli, le analisi chimiche non danno spazio all'ipotesi di una bomba e anche gli esperimenti e le simulazioni di scoppio danno risultati negativi. Invece, alla fine del luglio 1994 gli stessi periti si pronunciano per la bomba, anche se poi non sanno dire come era fatta, né dove era collocata. Ma per i PM Coiro, Salvi e Rosselli e lo stesso giudice Priore, "il lavoro dei periti d'ufficio è affetto da tali e tanti vizi di carattere logico, da molteplici contraddizioni e distorsioni del materiale probatorio da renderlo inutilizzabile”.

Le indagini si concentrano allora sullo scenario radar, per capire la situazione di un cielo che si vuol far credere vuoto da ogni presenza di aerei militari si chiede anche la collaborazione della Nato. Propri anche grazie a questa collaborazione, che ha portato a nuove conoscenze nel panorama radar, a fine agosto del 1999 il giudice Priore chiude l’istruttoria affermando che “l'incidente al DC9 è occorso a seguito di azione militare di intercettamento”. Infatti, l’attenta lettura dello scenario radar della sera del 27 giugno 1980 rivela che il volo del DC9 era affiancato da un velivolo nascosto, il cui inserimento è avvenuto nella fase iniziale del volo, sopra la Toscana. In cielo è anche segnalata la presenza di un aereo-radar AWACS impegnato in una missione non identificata sull'Appennino Tosco-Emiliano, mentre i radar continuano a registrare attività aeree intorno al DC9 nell'area di Ponza e, pochi secondi dopo l'incidente, la rotta dell’aereo civile è attraversata da uno o due velivoli militari. Dall'esame dei tabulati agli atti, dalle conversazioni telefoniche e dalle dichiarazioni NATO, nell’imminenza dell’incidente risulta inoltre un’intensa attività aerea militare sui cieli del Tirreno, sempre negata dall'Aeronautica Militare italiana.

Vale la pena segnalare che il quadro che emerge dalle pagine della sentenza di Priore era già indicato anche dal National Transportation Safety Board, ente americano per la sicurezza dei voli, una cui relazione del novembre 1980 affermava che un oggetto non identificato aveva attraversato l'area del luogo dell'incidente da ovest verso est a grande velocità, nello stesso momento del verificarsi dell'incidente.

Esattamente contrarie le informazioni militari alla base delle dichiarazioni del Ministro della Difesa Lagorio, che ai primi di Luglio 1980, davanti al Senato, sosteneva che non si erano avvistate tracce che non fossero correlabili con il traffico conosciuto.

E nel dicembre 1980, il vertice dell’Aeronautica, che con una nota ufficiale informa il Governo che l'incidente è accaduto in una zona libera da altri voli, senza nessun segno né di collisione né di esplosione esterna o interna. Uno scenario che lascia spazio soltanto all’ipotesi di un cedimento strutturale.

Erano dati "inequivocabilmente significativi" quelli che i militari decisero di non trasmettere. Ancora i giudici: "Si tratta sostanzialmente di una prova di forza nella quale l’Aeronautica Militare mette in gioco la propria autorevolezza e credibilità nei confronti non solo dell’autorità politica, ma anche di quella giudiziaria…prospettando, contrariamente alla realtà emergente nelle varie fase delle indagini, una situazione di incontrovertibile certezza". Non vi è dubbio che "l'obiettivo fu raggiunto, se si pensa che dal dicembre 1980 non si segnalano significative iniziative d’indagine con riferimento alla problematica dei dati radar e della eventuale presenza di altri aerei in prossimità del DC9".

Il 1980 vede una situazione internazionale di estrema tensione. L’anno si apre con l’invasione sovietica dell'Afghanistan, iniziata nel dicembre del ’79. Per gli Stati Uniti – dove, a febbraio, iniziano le primarie – il 1980 è l'anno del fallito blitz per la liberazione dei 52 ostaggi detenuti in Iran, che contribuirà al declino dell'amministrazione Carter. In Europa, cresce la tensione sul problema del riarmo nucleare, con l’amministrazione americana che preme per l’installazione in Europa dei nuovi missili Cruise e Pershing 2, che dovrebbero bilanciare gli SS 20 sovietici, mentre nel mese di agosto, in Polonia, scoppia lo sciopero degli operai di Danzica. A questo scenario si aggiungono i problemi legati alla politica del colonnello libico Gheddafi, che si oppone alla firma del trattato di collaborazione tra Italia e Malta, interpretato come atto ostile. Dalla metà di giugno, si intensifica la tensione tra Egitto e Libia, con l'Egitto che dichiara lo stato di emergenza nella regione di confine.

In questo clima, la presenza militare Nato e soprattutto Usa sul fronte sud viene rafforzata, con il trasferimento di forze aeree negli aeroporti dell'Italia meridionale e l'intensificarsi della presenza di unità navali nel Mediterraneo. La tensione sale notevolmente a maggio: con la morte di Tito si teme un'invasione sovietica del paese, quasi una replica dell'invasione dell'Afghanistan.

A livello giornalistico si è sempre affermato che la vicenda Ustica è stata una tragica partita tra Italia, Usa, Francia e Libia. Non sembra trattarsi soltanto di interpretazioni giornalistiche, dal momento che questi paesi sono stati più volte indicati da personalità qualificate.

In un appunto trasmesso dall’ammiraglio Martini al Ministro della Difesa nel giugno 87, si leggeva: “Sembra che si stiano creando le premesse affinché le indagini si concludano con l’accertamento della responsabilità libica e lo scagionamento definitivo dei francesi. A tal proposito è di rilievo notare che: il recupero del DC9 Itavia è stato affidato alla società francese Ifremer nonostante i suoi legami con i Servizi segreti francesi; la perizia tecnica della “scatola nera” verrà effettuata dagli USA, dei quali sono noti gli orientamenti anti-libici; in passato sono già emerse indicazioni dell’esistenza di un “coordinamento” tra i Servizi segreti francesi e USA nella lotta contro il terrorismo internazionale e in funzione anti-libica.”. Nel corso dell’audizione dello stesso ammiraglio Martini in Commissione Stragi del 27 giugno 1990, questi precisava che, esclusi i libici che non avevano autonomia sufficiente né basi militari prossime alla zona, ed esclusa la presenza di velivoli italiani, le uniche nazioni ad avere possibilità operative nella zona erano la Francia e gli Stati Uniti. Soltanto molto più tardi il generale Arpino ha allargato il campo delle ipotesi, ventilando in Commissione Stragi la possibile presenza di portaerei inglesi.

Dice più esplicitamente il giudice Priore: "Se si pone tra le ipotesi della caduta del DC9 uno scenario esterno, in cui si suppone la presenza di più velivoli oltre quello civile; se tale ipotesi, venendo a cadere le altre, si rafforza; se emergono evidenze di velivoli coperti e di altri in caccia, è giocoforza dirigere le ricerche verso Paesi le cui aeronautiche erano al tempo in grado di esser presenti nel cielo del disastro... E poiché col tempo l’ipotesi della presenza di una portaerei ha preso vigore al punto che questa possibilità è stata ammessa anche dalla NATO, l’ambito delle investigazioni s’è ristretto al massimo. La Francia e gli Stati Uniti dislocano continuativamente portaerei e mezzi aeronavali nel Mediterraneo per la strategicità e la conflittualità dell’area e le forze armate di qualunque altro Paese non avevano sistemi radar in grado di monitorare l’area in oggetto.”

Se dunque Libia, Francia e Usa potevano avere mezzi aereonavali nel teatro dell’incidente, questi stessi tre Stati si sono segnalati per la loro insufficiente collaborazione con la nostra magistratura. “Le indagini, rivoltesi verso attività collegabili alla Francia … sono state irte di difficoltà, quando non bloccate da mancate risposte ed ingiustificati silenzi, comunque trascurate o disdegnate quasi come se si fosse rimasti offesi dalle pretese di sapere o semplicemente perché ritenuti sospettati.”

Quanto agli Stati Uniti, essi “si sono premurati di dare risposta a tutti i quesiti loro rivolti”, ma tali risposte non danno un contributo rassicurante sull’assenza di mezzi statunitensi in quel lasso di tempo, né separano nettamente le presenze incontestabili dall’evento di disastro.

“Sulla Libia”, secondo il magistrato, “non vi sono parole. È un Paese così distante dalle democrazie occidentali che qualsiasi colloquio appare difficile, se non impossibile. E infatti, oltre alle chiamate in reità degli Stati Uniti da parte del colonnello Gheddafi, l’assoluta inattendibilità della versione sulla caduta del MiG e la costituzione di una improbabile commissione d’inchiesta, venuta in Italia per chiedere informazioni e non per darle, nessuna altra voce.”

Venerdì 18 luglio 1980, a tre settimane dal disastro, in agro di Castelsilano, sulla Sila, viene rinvenuto un MiG 23 monoposto delle Forze Armate libiche: un costone di rocce è disseminato di rottami, il cadavere del pilota, dall’apparente età di 25-30 anni, è a mezza costa, a circa 60 metri vi sono tre grossi tronconi di aereo. Anni dopo, il 14 ottobre 1989, l’Agenzia libica Jana diffondeva il seguente comunicato riguardo al disastro di Ustica: “Si è trattato di un brutale crimine commesso dagli USA, che hanno lanciato un missile contro l’aereo civile italiano, scambiato per un aereo libico, a bordo del quale viaggiava il leader della rivoluzione colonnello Mohammer Gheddafi.”

Di altro segno un’intervista pubblicata sul settimanale “Oggi” del 24 maggio 1987, in cui l’ex Primo Ministro libico Abdel Hamid Bakkush, esule in Egitto e capo della più forte organizzazione anti-gheddafiana, dichiara che era stato il colonnello a dare l’ordine di abbattere il DC9 dell’Itavia.

Certamente la Libia non poteva considerarci nemici. Il primo pensiero va subito al fatto che è libica una consistente fetta del capitale azionario della Fiat. E sarà l’azienda torinese, con il suo amministratore delegato Romiti, a mettersi in moto subito per chiedere il recupero e la restituzione dei resti del MiG libico misteriosamente trovato sulla Sila. Dalle carte delle indagini risulta poi che presso le Officine Aeronavali di Venezia Tessera, in quegli anni, aggirando ogni tipo di embargo vigente contro la Libia, Lockeed C130 Hercules libici venivano modificati da civili in militari.

Sempre dagli atti emerge l’esistenza di un accordo segreto che prevedeva l’utilizzazione di aeroporti jugoslavi da parte di velivoli militari libici per addestramento e riparazioni. Gli aeroporti jugoslavi erano raggiungibili attraverso il Mediterraneo centrale, lo Ionio ed il basso Adriatico, con il sorvolo dello spazio aereo italiano; su questi sorvoli, i nostri controlli di avvistamento aereo chiudevano amichevolmente un occhio. Esistono documenti di centri Sismi che pongono in relazione la sciagura del DC9 Itavia con la vicenda della caduta del MiG libico sulla Sila

Nel dicembre del 1980 un giornale inglese, l’“Evening Standard”, pubblicava un articolo in cui si adombravano responsabilità francesi nell’abbattimento del DC9. Vi si legge che “l’aereo è stato colpito da un missile a guida infrarossa lanciato durante un’esercitazione. Si pensa che il missile sia stato accidentalmente attratto dai motori del DC9, più potenti di quelli del radiobersaglio verso cui era diretto. Fonti bene informate a Roma dicono che il missile è stato lanciato da un aereo militare decollato da una portaerei francese”.

La ricerca di una portaerei alla quale sembravano portare molte tracce radar rilevate nella giornata del 27 giugno 1980 ha molto impegnato gli inquirenti, i quali arrivarono alla conclusione che la portaerei francese Foch era giunta al porto di Tolone (Costa Azzurra) il 26 giugno, mentre la Clemenceau vi giungeva nella giornata successiva

Nel febbraio del 1992 l’ammiraglio francese Lacoste, già direttore del Servizio esterno francese, in un’intervista faceva generico riferimento a controlli compiuti in Francia, due anni prima, per accertare eventuali coinvolgimenti di aerei o navi francesi la sera del 27 giugno 1980, concludendo che tale inchiesta aveva avuto esito negativo. Ma quando da parte italiana si chiedono informazioni e documentazione su tale inchiesta, non si ottiene nessuna risposta. Nessuna risposta anche sui velivoli libici che volano da aeroporti francesi a Tripoli, sui velivoli con sigle d’origine francese registrati dai radar, sulle attività della base di Solenzara e sulle esercitazioni aeree francesi la sera dell’incidente, nonché sull’eventuale adozione sui caccia francesi di serbatoi supplementari del tipo rinvenuto in mare vicino ai relitti del DC9.

Risulta invece evidente, dall'ascolto delle conversazioni fra i siti radar militari, una grande tensione per la presenza di aerei militari, probabilmente americani, nella zona dell'incidente. Altrettanto chiara dalle registrazioni la ricerca di una portaerei, la cui presenza appare indicata da tracce radar che partivano dal mare. Portaerei che gli investigatori hanno creduto di individuare nella Saratoga, al tempo in servizio nel Tirreno. Al riguardo, certamente non ha fatto sufficiente chiarezza l'ammiraglio James Flatley, comandante della Saratoga, che in varie interviste e deposizioni ha cambiato più volte versione, parlando di uscita breve per una esercitazione tra la Sardegna e Corsica, di simulata uscita, di esercitazione da fermi, poi ancora di nave ancorata e non in attività. Anche la lettura del diario di bordo lascia perplessi: vengono alla luce cancellature, evidenti riscritture e correzioni, annotazioni per varie pagine (quindi con notevoli differenze temporali) effettuate dalla stessa mano.

A pochi giorni dall'evento arriva allo Stato maggiore dell'aeronautica italiana un telex dal comando americano, nel quale si afferma che non ci sono aerei Usa in zona al momento del disastro. Bisognerà arrivare al 1997 perché l’allora sottosegretario di Stato Usa per gli affari europei e canadesi, John Kornblum, in una conferenza stampa, ammettesse che “è vero, c'erano aerei e navi americane in quell’area”, salvo poi ribadire che “gli Stati Uniti non sono coinvolti in quell'incidente". La copia conforme del telex, tradotto in italiano, viene postdatata al 3 dicembre 80, per non fare apparire che vi era, da subito, una forte preoccupazione da parte italiana per la presenza di aerei militari nell’area e dare a intendere che, quindi, i militari non seguivano minimamente la vicenda.

Un’ulteriore testimonianza contribuisce però a smentire i militari. È quella di Steve Lund, consulente tecnico della Mc Donnell Douglas (la casa costruttrice del DC9), inviato in fretta e furia a Roma a tre giorni dall’incidente. "Ricordo che mi hanno fornito dati radar”, ha dichiarato, “e ricordo che dai calcoli effettuati sui dati emergevano tre punti del tracciato che non sembravano appartenere alla traiettoria dell’Itavia”. Alla fine del suo lavoro, Lund pervenne alla conclusione che i dati non corroboravano in alcun modo l’ipotesi del cedimento strutturale.

Nel 2003 un giovane studioso americano ha messo a disposizione dell'Associazione dei Parenti delle Vittime il "diario" dell’attività dell'ambasciata americana a Roma relativa alla strage di Ustica. A prima vista la documentazione colpisce per la sua mole: sono migliaia di annotazioni dedicate ad un episodio italiano, un “qualunque” incidente aereo senza nessun cittadino americano fra le vittime. La numerazione delle pagine attesta l’esistenza di oltre 1500 fogli, solo la metà sono stati effettivamente consegnati e in questi abbondano gli omissis. Va innanzitutto segnalato che non vi sono notizie della frenetica attività – emersa e provata dalle indagini – della stessa ambasciata americana nella notte dell'incidente. La mole della documentazione denota un particolare interesse e un grande lavorio. L’impressione è che scopo dell’ambasciata non sia documentarsi sulla vicenda e farsi tramite con i vari Enti americani per rendere più agevole le risposte ai vari quesiti degli investigatori italiani e dell’opinione pubblica in generale. L’impegno è, da una parte, infiltrarsi nelle indagini, avere occhi amici all’interno delle varie commissioni peritali, seguire gli sviluppi delle ricerche, avere informazioni dirette e, dall’altro, individuare a livello politico e governativo chi è più interessato all’esito delle inchieste, capirne le intenzioni e cercare di condizionarlo e influenzarlo o addirittura isolarlo. Tutto questo è particolarmente evidente nei riguardi del Governo Amato-Andò. Ed è un fatto che la pressione da parte dell’esecutivo italiano sugli Usa per ottenere informazioni sulla vicenda si affievolisce con il passare del tempo, fino ad accettare senza particolari proteste, nello stesso 2003, il diniego ufficiale della CIA a collaborare durante lo svolgimento del processo in Corte d’Assise a Roma.

Abbiamo visto dunque come le lunghissime indagini abbiamo illuminato i fatti e scandagliato le prove raccolte dandoci una prima descrizione della realtà e di quanto messo in atto per ostacolarla.

Tutto questo non può bastare e non può acquietarsi il nostro desiderio di completa verità davanti alla certezza di altre notizie disponibili presso altri Paesi, amici o alleati: vale la pena ancora domandare. Per una questione di dignità nazionale.

Daria Bonfietti

Presidente Associazione Parenti delle Vittime della strage di Ustica


venerdì 3 dicembre 2010



Il librettino del cazzo della società della salute

Mercoledì 1 Dicembre trovo nella cassetta della posta un librettino, prima di aprire la cassetta ho pensato - I soliti Testimoni di Geova ? - poi aprò la cassetta e cosa ti trovo? Un librettino intitolato: "Salute come Bene Comune" sotto titolo " Prevenzione, Partecipazione, Consapevolezza, Crescita Culturale. E poi in altto a sinistra sulla copertina " Società della Salute - Zona Fiorentina Sud -Est . Nel mezzo della copertina c'è un disegno con l'insieme dei comuni interessati e sotto tre fotografie con una famiglia sorridente, bambini che saltano sull'erba e due donne, di cui una in camice, che sembrano prestare assistenza ad una signora anziana. SAPETE QUAL'E' STATA LA MIA REAZIONE? UN INCAZZATURA ISTANTANEA!!!!

Il 16 Giugno del 2008, mio papà inizio a stare molto male. Durante la notte andò per alzarsi dal letto e cadde rovinosamente a terra. Mi chiamò disperato ( meno male che quella notte dormivo da mio padre), era paralizzato e non riusciva più a rialzarsi. Lo sollevo, cerco di tranquillizzarlo e l'aiuto ad andare in bagno a fare pipì. Durante la notte cadette altre tre volte, a quel punto capendo che non era un episodio isolato chiamo il 118. L'ambulanza arriva dopo 30 minuti, mio papà viente portato all'ospedale di Ponte a Niccheri. Impossibilitato a seguirlo, provo a tornare a dormire, ma sono così scosso da non riuscirvi. Dopo qualche ora mi chiama l'ospedale dicendomi che mio papà non ha nulla e che sarà dimesso da li a qualche ora. Mi precipito al Pronto Soccorso, lo trovo ancora paralizzato in uno stato di prostrazione e un pò confuso. Chiamo il primario e gli dico - Secondo lei mio papà è da dimettere? Ora chiamo i Carbinieri e faccio mettere a verbale la sua decisione, se poi succede qualcosa la responsabilità se la prenderà lei. Il primario, che prima sembrava tanto sicuro di mandare mio papà a casa inizia a tergiversare e dice - No, aspetti non chiami i Carabinieri, vediamo di mandarlo a fare la riabilitazione - Da una occhiata al terminale e poi esclama - C'è posto a Villa Ulivella, lo mandiamo lì - e così in serata mio papà è trasferito verso la nuova residenza sanitaria. Un medico di lì, poi mi dirà - Ma chi è quel cane che voleva dimetterlo, ci pensiamo noi a suo papà - Per la cronaca, mio papà rimarrà in riabilitazione tre mesi e mezzo, recupererà così la capacità di camminare, seppure in maniera limitata. Mi domando, ma se mio papà fosse stato un anziano solo, se non avesse avuto un figlio che si è oppoosto alla sua dimissione, sarebbe stato madato a casa a morire!!!! Altro che società della salute, altro che Salute come bene comune, altro che Prevenzione, Partecipazione, Consapevolezza e Crescita Culturale. Il più totale MENEFREGHISMO egregio Luciano Bartolini, presidente della Sds Zona Fiorentina Sud Est. Mio papà in seguito avrà delle ricadute e ogni volta sia per ricevere l'aiuto delle strutture sanitare del Comune di Tavrnelle Val di Pesa, sia per ricevere le giuste cure nell'ospedale di Ponte a Niccheri, ogni volta ho dovuto mettere di mezzo i Carabinieri, che ad un certo punto volevano fare una denuncia per omissione di soccorso, visto che mio papà continuava ad essere sballottato da Ponte a Niccheri alla RSA dove in seguito è stato ricoverato. Nel frattempo gli è stato negato l'accompagnamento, perchè le visite che vengono fatte, sono molto sbrigative e poco approfondite. Il 23 Giugno 2009, dopo una serie infinita di peripezie ed inzcazzature varie, mio papà è deceduto. La settimana prima, al suo ultimo ricovero prescritto dal medico di famiglia gli sono state negate le trasfusioni di cui aveva bisogno. In un giorno ha fatto quattro volte il viaggio in ambulanza dall'ospedale alla RSA, e l'ultima volta sono0 dovuto intervenire personalmente per farlo ricoverare, i Carabinieri erano inkazzatissimi anche loro. Mettetevelo nel culo il vostro librettino, cara società della salute di questo cazzo e imparate a comportarvi in maniera corretta verso le persone che sono seriamente ammalate. E la prossima volta che ci saranno le elezioni, sò già per chi votare .... PER NESSSUNO!!!!!



Alla memoria di Giovanni Mannucci, mio padre, che dopo aver lavorato onestamente tutta una vita facendo grandi sacrifici alla fine è stato abbandonato dalle istituzioni per le quali aveva contribuito con il sudore della sua fronte.

Oliviero Mannucci

PS: ingrandite l'immagine qui sotto ( clikkandoci sopra) e leggete questo articolo uscito sul Corriere Fiorentino del 5 Dicembre 2010


Avete letto?! Una cosa vergognosa, altro che Società della Salute de 'sto ciufolo!

domenica 24 ottobre 2010

Mangiare meno carne fa bene alla salute. Anche a quella del pianeta

Se consumassimo 2-3 porzioni alla settimana si ridurrebbe l'incidenza di malattie cardiovascolari e tumori e si combatterebbe il cambiamento climatico.

CARNE
E DOPO MANGIATO...

dormireLa ricetta per salvare l'ambiente: dormire di più

Dormire bene fa bene a noi stessi, a chi ci circonda e anche all’ambiente. Si consuma meno energie e si bruciano più calorie.

Mangiare meno carne riduce enormemente il rischio di malattie cardiovascolari e tumori. Non solo: secondo una ricerca promossa da Friends of the Earth, se tutti ne riducessimo il consumo a due-tre porzioni la settimana (l'ideale sarebbero 210 grammi) ogni anno salveremmo 45mila capi di bestiame.

La ricerca contiene anche un’analisi dei comportamenti alimentari degli inglesi, realizzata dall’esperto del settore Mike Rayner, secondo la quale con la diffusione su larga scala di una dieta a ridotto contenuto di carne, si potrebbero evitare 31mila decessi per malattie cardiovascolari, 9mila per cancro e 5mila per ictus.

Un beneficio enorme per la salute, anche per quella dei conti pubblici, dal momento che il sistema sanitario risparmierebbe 1,2 miliardi di sterline (pari a oltre 1,3 miliardi di euro).

Mangiare meno carne significa inoltre contribuire in modo concreto alla lotta al cambiamento climatico (le flatulenze del bestiame d’allevamento sono una delle principali cause di emissioni di gas serra!) e alla deforestazione. In Sud America in particolare infatti metri e metri quadrati di foresta stanno cedendo il passo a pascoli per allevamenti destinati a rifornire le tavole europee.

Un piccolo “sacrificio” che fa bene alla salute nostra, del pianeta e delle finanze. A volte qualche rinuncia, se condivisa da molti, può fare una differenza enorme.


Commento di Oliviero Mannucci:

Se farebbe bene mangiare meno carne sia all'uomo che al pianeta, immaginate se tutto il genere umano diventasse vegetariano. In Italia siamo circa 7 700 000 coloro che per scelte etiche, spirituali, ecologiche etc. non consumano più la carne dei nostri fratelli minori animali, come li definiva S.Franceso d'Assisi. In Europa il processo verso il vegetarianesimo è assai più avanzato, e in molti paesi del UE è facile trovare anche mense verdi universitarie e ristoranti che quando arriva un vegetariano non hanno nessun problema a proporre un menù più che dignitoso. Qui in Italia invece, dipende da regione a regione a paese a paese. Poi ci sono ancora alcune persone che quando sentono che hanno a tavola un vegetariano si irritano e cominciano in maniera molto maleducata a cercare di convincerti che stai sbagliando con domande, e discorsi che non stanno ne in cielo ne in Terra. Come mai sei vegetariano? Dove le prendi le proteine? La verdura è tutta acqua? La carne ci vuole, perchè l'uomo è onnivoro (?) e tutta una serie di stronzate del genere. Questi signori, oltre quindi ad infrangere una regola del galateo, infrangono anche le palle del malcapitato di turno, esternando tutta la loro ignoranza sull'argomento. Spero che voi cari amici lettori non facciate parte di questa schiera di scriteriati. Come quelli che fumano, prima fanno quello che cazzo gli pare, poi quando gli arriva il tumore alò polmone piangono come vitelli. Ognuno è padrone di fare quello che vuole nella propria vita, ma poi bisogna anche saper accettare le conseguenze delle proprie scelte, e molti di quelli che vogliono vivere senza regole, vorrebbero fare come gli pare, ma poi quando arriva la reazione al loro comportamento scriteriato non sono pronti a subire le conseguenze che meritano e se la prendono con Dio o con altri, mai e poi mai accetteranno il fatto che sono loro a sbagliare e se provi a dirgli qualcosa in maniera garbata per cercare di aiutarli a cambiare reagiscono anche in maniera violenta talvolta, come fossero indemoniati, indemoniati d'ignoranza, purtroppo.


Oliviero Mannucci

vegetariano dal 1985


venerdì 15 ottobre 2010

Ibernazione e Garmin

Pubblicità Progresso


Il 24 Agosto 2010 ho riportato indietro il mio NUVI1350 ( acquistato un anno prima) al negozio Euronics di Poggibonsi perchè ha improvvisamente cessato di funzionare. Mi fu detto che in 15 -20 giorni mi sarebbe stato o riparato o sostituito, ebbene siamo al 15-10-2010 e ancora non ho visto nulla. Cari amici lettori, tenete in considerazione quanto vi ho detto. Se acquistate un navigatore Garmin che dovesse avere qualche problema, per avere qualche speranza di rivederlo dovete seriamente prendere in considerazione il fatto di essere ibernati, sperando che al risveglio la Garmin abbia fatto il suo dovere, sempre se come ditta esisterà ancora, visto come lavora.

Perugia Scienza Festival, un organizzazione deficitaria e maleducata

Pubblicità Progresso

Sono stato contattato dalla segreteria del Perugia Scienza Festival tramite e-mail perchè ci tenevano che pubblicassi sul mio blog " I tempi sono maturi" la scaletta della loro manifestazione. Negli anni passati, sono stato contattato più volte perchè avevano bisogno di volontari per le dimostrazioni e gli esperimenti da fare nei vari stand della manifestazione, io ho risposto mettendomi a disposizione, ma da codesta segreteria non ho mai ricevuto una risposta. E adesso però mi dicono che gli farebbe comodo farsi pubblicità sul mio blog. Ma col cavolo che ve la metto la pubblicità delle vostre attività!!!!! Chissà, magari la prossima volta sarete più scientifici ed educati a rispondere a chi vi scrive?!

martedì 5 ottobre 2010

Massoneria, politica e criminalità.
L’importanza dell’inchiesta di De Magistris, e la dimenticata inchiesta Cordova
Prof. Paolo Franceschetti - www.paolofranceschetti.blogspot.com

Premessa.
L’inchiesta portata avanti da De Magistris probabilmente tocca quello che a nostro parere è il problema più grosso del nostro stato, da decenni: i rapporti tra criminalità organizzata, politica e finanza.
Pochi si ricordano dell’inchiesta che nel 1992 Cordova fece sulla massoneria calabrese. E pochi hanno notato le similitudini con l’attuale inchiesta di De Magistris. Vale la pena di ricordarle. Prima però segnaliamo che oggi tutte queste inchieste – ma molto altro ancora - sono raccontate in un libro, Fratelli d’Italia, di Ferruccio Pinotti. Il libro è grande, 800 pagine circa. E’ ben documentato, e contiene anche interviste ad alcuni Gran maestri di diversi Riti. Ma da esso è possibile ricavare alcuni punti fermi che possono essere oggetto di approfondimento.
Analizzare il sistema massonico, e capire tutte le implicazioni che comporta questa istituzione, le interferenza con la società, con la giustizia, ecc., è una cosa impossibile da fare nelle poche righe di un articolo di un blog. Sarebbe un po’ come voler spiegare il funzionamento del mondo in poche righe. Il nostro scopo quindi è solo fornire alcuni spunti di riflessione per permettere poi un ulteriore approfondimento a chi lo vorrà fare, rimandando ad altri libri o testi.
Evidenziando, in particolare, quei punti che vengono di solito trascurati quando si parla di massoneria, che sono importanti per capire realmente il sistema nel suo insieme.

Alcuni dati.
In massoneria sono iscritte in Italia circa 50.000 persone, tra iscritti ufficiali e non ufficiali (c.d. all’orecchio perché il loro nome non compare nelle liste ufficiali). Questo numero immenso di persone è costituito prevalentemente da militari, imprenditori, professionisti, docenti universitari, politici. In altre parole buona parte dell’inteligencia italiana e delle persone che ricoprono incarichi di potere.
Tra questi ricordiamo come legati direttamente o indirettamente alla massoneria, Cossiga, Andreotti, Prodi, Berlusconi, De Benedetti, molti componenti legati alla famiglia Agnelli, Vittorio Valletta (dirigente Fiat per molti anni, l’uomo che ha portato la nostra fabbrica al successo degli anni d’oro), i governatori della Banca d’Italia Fazio, Ciampi, Carli, l’ex presidente di Mediobanca Cuccia, l’ex presidente del senato Marcello Pera, ma anche molti cardinali, vescovi, il Preside della facoltà di beni culturali di Bologna Panaino, ecc…

In particolare il mondo bancario, finanziario e imprenditoriale ha legami fortissimi con la massoneria. Oltre ai già citati Agnelli, De Benedetti, e molti presidenti della Banca d’Italia, troviamo Volpi, Joel, Toeplitz, Stringher, Caltagirone, De Bustis (che apparterrebbe agli illuminati, secondo il libro di Pinotti), secondo alcune voci Consorte, Fiorani e tanti altri.
D’altronde, per capire i buoni rapporti tra massoneria e cariche ufficiali dello stato, basti pensare che Prodi alla riunione di apertura del GOI (Grande oriente d’Italia) ha mandato un messaggio di augurio e benvenuto, di cui vale la pena riportare il testo: “La repubblica e il Governo vi salutano, la Repubblica si riconosce nei valori della massoneria”. Il saluto è stato portato dal sottosegretario alle politiche giovanili De Paoli.

Mentre l’ex Presidente della Corte Costituzionale e della RAI Baldassarre ha presenziato di recente ad una riunione del GOI, intervenendo sul tema della tripartizione dei poteri dello stato.
In altre parole: i legami tra alte cariche dello stato e massoneria sono fortissimi ed indiscussi. Sono poco pubblicizzati e poco dichiarati, questo si. Ma sono ufficiali.
Nulla di strano in ciò. Basti ricordare che il primo parlamento dell’Italia unita era composta in gran parte da massoni come Crispi, Depretis, Zanardelli.

Ogni tanto poi spuntano collegamenti con la massoneria deviata, addirittura da personaggi insospettabili. Pannella infatti tentò di candidare nelle sue liste nientemeno che Licio Gelli, il capo della famigerata P2 al fine, si presume, di fargli avere l’immunità parlamentare. Ma la sua spiegazione ufficiale fu che lo candidava perché in cambio Gelli prometteva di rivelargli i suoi segreti. Una spiegazione delirante, che Pannella dette addirittura in commissione parlamentare. Ma che dimostra come il potere politico vada a braccetto in tranquillità con personaggi che hanno cospirato contro lo stato, e commissionato delitti di ogni tipo, stragi comprese, fino a portarli dentro al parlamento.

La massoneria come istituzione mondiale.
La massoneria è un fenomeno mondiale, organizzato cioè su scala mondiale. Il vertice del Grande Oriente, in tutto il mondo, si trova nella corona inglese. Sono appartenuti alla massoneria quasi tutti i Presidenti degli Stati Uniti, e personaggi come Gheddafi e Arafat, presidenti Francesi, Re Del Belgio, di Olanda, e via discorrendo. Ovverosia i vertici del mondo.
E’ una creazione della massoneria – come, perché, e in che misura, sarebbe un problema tutto da studiare e approfondire – l’ONU, ma anche la Croce Rossa , il WWF (il cui presidente è Filippo Di Edimburgo).

Fu una creazione massonica il cosiddetto gruppo Bilderberg, e lo fu anche la cosiddetta commissione Trilaterale.
Per capire il problema che potenzialmente può crearsi, in virtù di questa fratellanza tra esponenti di spicco di ogni parte del mondo, si cita spesso l’episodio del Britannia, del 1992; in quell’anno, sul Piroscafo Britannia, della Corona inglese, si riunirono alcuni vertici della finanza e della politica mondiale, tra cui Draghi e Prodi e si decise che sarebbero state privatizzate alcune aziende italiane. Passarono in mani straniere dopo questa riunione la Buitoni , la Invernizzi , Locatelli, Ferrarelle, ecc... Inoltre in quell’occasione, stando a quello che riportano alcuni storici e giornalisti, pare – ma il condizionale è d’obbligo – che si decidesse l’affossamento della lira che infatti avvenne negli anni seguenti, ove la nostra moneta conobbe una svalutazione senza precedenti (fine della svalutazione era quella di far acquistare le nostre aziende ad acquirenti stranieri, per un prezzo irrisorio).

Si spiega probabilmente così – in virtù del legame massonico mondiale - la presenza della Banca d’Inghilterra (i cui vertici sono nominati dalla Corona Inglese) nella BCE con il 17 per cento delle quote (nonostante non sia un paese dell’area Euro); e si spiega così perché molte banche italiane effettuano investimenti ingenti in azioni di Chase Manhattan Bank, Barclayrd, Morgan Stanley, ecc., tutte legate direttamente o indirettamente alla Corona Inglese per mezzo di un complicato gioco di scatole cinesi, creando dei conflitti di interessi spaventosi.
La massoneria ha diverse sfaccettature. Esistono migliaia e migliaia di logge, e decine di istituzioni massoniche o paramassoniche (organizzate cioè come la massoneria, senza potersi chiamare ufficialmente con questo nome). Abbiamo il Grande Oriente, la più diffusa a livello mondiale. Poi abbiamo i Rosacroce, I cavalieri di Malta, i Templari, l’Opus Dei e chissà quante altre magari sconosciute. Tutte queste istituzioni sono caratterizzate dal segreto per quanto riguarda il loro funzionamento interno, e dal fatto di trasformarsi, spesso, in veri e propri comitati di affari, anche illeciti.

Queste istituzioni sono diverse tra di loro, e talvolta sono in conflitto. Ma molto spesso collaborano e cooperano. Basti ricordare che Gelli apparteneva contemporaneamente alla P2, che tecnicamente era una loggia del Grande Oriente, ma era iscritto anche ai Cavalieri Di Malta e ai Templari, per sua stessa ammissione.

Le logge massoniche coperte.
In teoria la massoneria è un istituzione in cui si entra per fare un percorso iniziatico di conoscenza e approfondimento dei temi principali dell’esistenza. Questo è senz’altro vero per alcuni o molti dei suoi iscritti e per numerose logge.
In teoria poi la lista degli iscritti dovrebbe essere pubblica, essendo vietate dal nostro ordinamento le associazioni segrete.

Ma in realtà esiste il fenomeno delle logge massoniche coperte, o segrete, dove si iscrivono uomini politici che non vogliono rivelare la loro appartenenza alla massoneria; e a queste logge si affiliano anche boss mafiosi come Inzerillo, Bontate, Riina, Bagarella, Lo Piccolo, Mandalari (il commercialista di Riina) che certamente non entrano in questa istituzione per una sete di conoscenza e approfondimento della ricerca interiore.
La ragione dell’esistenza delle logge coperte la spiega il Gran Maestro Di Bernardo, a pag. 396 del libro: “Le logge coperte sono sempre esistite. La loro funzione era quella di salvaguardare persone di particolare importanza istituzionale, politica e finanziaria, proteggendole da pressioni indebite da parte di altri fratelli”.
Le logge massoniche coperte insomma sono il collante tra criminalità organizzata, politica, finanza e imprenditoria (non a caso i più grandi scandali finanziari italiani hanno visto come protagonisti dei massoni). E le logge massoniche coperte sono il motivo, o comunque uno dei motivi, dell’espansione della criminalità organizzata mafiosa nelle regioni del centro e del nord.

Un esempio chiarirà meglio la questione. Se un capo camorra deve costruire un grosso immobile al nord, qualora sia affiliato alla massoneria, chiederà aiuto ai “fratelli” del nord. Che, per il solo motivo di avere davanti un fratello, lo aiuteranno in questa impresa. Se deve riciclare denaro sporco, sono ancora una volta le collusioni con un banchiere massone che consentiranno questo riciclaggio. E il legame massonico è la spiegazione dell’espansione della mafia negli stati dell’Unione Europea. Considerando che la massoneria è una fratellanza “mondiale” non sarà difficile per un mafioso trovare appoggi in Russia, in America, o alle Cayman.
Così come non è difficile, per massoni appartenenti alle varie mafie, entrare in collegamento tra loro e stringere patti di alleanza; di qui nascono i patti di alleanza tra mafia, ‘ndrangheta e camorra.
Ecco il motivo per cui quando un magistrato inizia ad indagare sulle cosiddette logge massoniche coperte viene regolarmente silurato, fisicamente e/o lavorativamente.

Il problema centrale della massoneria. Il giuramento massonico.
Ora, qui sta il nodo centrale del problema massoneria, tra gli iscritti alla massoneria esiste un giuramento di fedeltà che li porta ad aiutarsi l’un l’altro.
Questo è il nodo cruciale del problema massonico: è possibile che un pubblico ufficiale o un funzionario statale siano servitori dello stato ma, contemporaneamente, prestino fedeltà ad un’istituzione non statale?
Il tema, ovviamente, è tutto da approfondire, perché ovviamente i più alti esponenti della massoneria negano che il loro giuramento di fedeltà prevalga sulle leggi dello stato. Ma, francamente, quando in una loggia coperta operano mafiosi, esponenti dei servizi segreti, imprenditori, e politici, c’è perlomeno da dubitare di queste affermazioni di lealtà allo stato.

Occorre inoltre tenere presente una cosa che pochi sanno; all’interno la massoneria ha i propri tribunali, organizzati in tre gradi proprio come avviene nell’ordinamento giudiziario italiano.
La massoneria si configura quindi come un vero stato nello stato. Potremmo dire uno stato al di sopra dello stato. O perlomeno, per usare le parole della 32 Commissione parlamentare antimafia, “le logge coperte … sono in grado di determinare gravi interferenze nell’esercizio di funzioni pubbliche”.
Ecco il motivo dell’allarme che suscita la possibilità che un presidente del Consiglio possa appartenere ad una loggia coperta di San Marino o comunque avere interessi ad essa legati.
Ecco la potenziale bomba che potrebbe scoppiare se l’inchiesta di De Magistris, nei suoi contenuti, fosse portata alla luce. Ed ecco perché il clamore mediatico si preferisce dirottarlo sul problema del suo “presenzialismo” in TV, per stornare l’opinione pubblica da un problema immenso, che coinvolge il problema dei rapporti tra politica e criminalità organizzata.

Il legame della massoneria con i servizi segreti
C’è un dato importante poi che non bisogna trascurare: i servizi segreti sono quasi sempre stati diretti da appartenenti alla massoneria, con tutte le conseguenze del caso. E’ documentalmente accertato che furono diretti per quasi 30 anni da appartenenti alla massoneria, oggi non si sa poiché mancano elenchi di iscritti recenti. Ma non a caso è coinvolto nell’inchiesta di De Magistris l'odierno capo della sezione calabrese del Sismi, oltre a vari politici.
Per qualche decennio i servizi segreti non rispondevano, insomma, al Governo, ma a Gelli. Ed è probabilmente per questo – per la presenza dei servizi segreti deviati - che in tutti i fatti giudiziari più gravi di questi ultimi anni, quando erano presenti i servizi segreti, i testimoni sono morti in modo misterioso e sempre con le stesse tecniche (suicidi in ginocchio; incidenti stradali; infarti improvvisi). Diciamo “probabilmente” perché il dubbio è sempre un obbligo, quando si tenta di ricostruire un sistema di potere senza avere prove documentali certe (cosa peraltro estremamente facile quando chi deve indagare è legato a quel gruppo di potere e per non tradire il giuramento fatto non indaga). Tuttavia è un fatto che nei principali episodi stragisti dell’Italia di questi ultimi decenni (solo per far qualche esempio: Italicus, Ustica, Moby Prince, Piazza Fontana; Strage di Bologna; strage di Via D’Amelio e strage di Capaci) i servizi segreti deviati erano sempre coinvolti in vario modo; e i testimoni sono sempre morti nello stesso identico modo: con una tecnica che oltre ad essere sempre uguale, è indizio dell’intervento di persone che adottano tecniche sofisticate (ecco il significato dell’espressione “menti raffinatissime” usata da Falcone riguardo al suo attentato all’Addaura). Ciò indica che probabilmente c’è un filo conduttore tra tutte queste stragi. E questo filo conduttore probabilmente lo si troverebbe nello logge massoniche deviate.


Conclusioni.

In conclusione: le logge massoniche coperte sono il collante che lega tra di loro criminalità, finanza e politica. Il giuramento massonico, e i vari legami che in queste sedi si creano, sono la spiegazione dell’espansione della criminalità organizzata in tutti i campi della vita sociale e politica. Ai vertici della finanza, della politica, dell’imprenditoria, ci sono molto spesso persone legate, direttamente o indirettamente alla massoneria. E i servizi segreti deviati sono stati, da sempre, il braccio armato della massoneria deviata.
Ma su queste logge è impossibile indagare, perché, appunto, chi tocca questi fili muore, o viene delegittimato.
Per questo motivo è importante seguire da vicino, per tutti noi che ci occupiamo di queste vicende, le vicende di De Magistris, Woodcock e Forleo. Perché, consapevolmente o inconsapevolmente, hanno toccato i vertici del potere. Hanno toccato cioè quel filo sottile che lega politica e criminalità, ove risiede la spiegazione della maggior parte dei disastri che affliggono il nostro paese da decenni.

Approfondimenti.
Gli interrogativi suscitati dal fenomeno massonico sono molti e andrebbero approfonditi ben oltre quello che è lo spazio di un blog come questo.
Segnaliamo alcune domande e spunti di riflessione.

- In che rapporto sono le logge coperte con quelle ufficiali? Le logge ufficiali dichiarano spesso l’illegittimità e la criminalità di queste logge coperte. Ma al di là delle posizioni ufficiali, i singoli iscritti in che rapporti sono tra loro? E i tribunali massonici, valgono anche per le logge coperte, oppure solo per quelle ufficiali? In altre parole: le logge coperte in che misura partecipano alle atività e sono collegate con le logge ufficiali?

- Dall’essere iscritti in massoneria derivano spesso le proprie fortune e i propri legami; come si comporta allora un funzionario dello stato quando si troverà a dover scegliere tra far prevalere il giuramento di fedeltà allo stato e quello alla massoneria? Cioè quando si troverà a dover scegliere tra il violare la legge, o perdere d’un colpo la fortuna che gli è arrivata attraverso i canali massonici?

- Il giuramento massonico è compatibile con il giuramento che un servitore dello stato fa, nei confronti dello stato stesso?

- In che misura l’appartenenza alla massoneria di alte cariche dello stato, è in grado di interferire nelle corrette relazioni tra stati? Questo tema vede un vivace dibattito tra teorici del complotto, che vedono la massoneria come un’organizzazione sovranazionale che decide spesso le sorti dell’umanità; e coloro che negano l’esistenza di questo complotto, di queste collusioni tra alti vertici delle istituzioni. Eppure queste collusioni possono essere intraviste.

Riportiamo le parole di Di Bernardo, Gran Maestro degli Illuminati: “Le concordanze ci sono sempre al vertice. A un certo livello ci sono sempre state, segretamente. Quando si parla di questo filo segreto si parla di un dialogo sottile, profondo, che esiste tra persone di qualità. Sono queste convergenze a evitare – in caso di crisi o conflitti – i danni maggiori le situazioni irreparabili E’ chiaro che, alla base della piramide, troviamo il prete e il massone che si comportano come Don Camillo e Peppone. Ma i vertici, poiché sono vertici illuminati, si toccano sempre. Questo vale per tutto. E io ritengo che siano non solo fortunati, ma beati, coloro che – sia pure per un singolo istante della loro vita - possono vedere queste connessioni ideali tra i vertici”.

Bibliografia essenziale
Pochi avevano fatto un’indagine accurata su questo fenomeno, ma oggi è stato fatto da Ferruccio Pinotti, Fratelli D’Italia, BUR.
I molti, giovani e non, che della massoneria sanno poco o nulla possono vedere anche la voce corrispondente su Wikipedia.
Per approfondire il problema della massoneria però si può leggere:

- Trame atlantiche, storia della loggia massonica P2 di Flamini, Kaos edizioni

- Arcuri, Sragione di stato, BUR.

E’ utile leggere libri scritti da Massoni e diretti a Massoni.

- Il libro nero della Framassoneria, di Serge Raynaud de La Ferriere , scritto da un 33 grado della massoneria, ove si parla esplicitamente della massoneria come di un’organizzazione verticistica mondiale.

- Statuti generali della società dei liberi muratori. Si trova in vendita in alcune librerie esoteriche, o su Internet, inserendo su Google il titolo.

Ricordiamo poi le inchieste più importanti riguardanti la massoneria:
quella sulla Loggia P2 (su cui si possono trovare molti libri e atti parlamentari)
Loggia Camea. Ne parla Arcuri nel libro “Sragione di Stato”, BUR.
Loggia Scontrino, scoperta a Trapani.
Inchiesta De Magistris e Inchiesta Woodcock, attualmente in corso.
Da leggere anche il Libro nero della finanza internazionale, edizioni Nuovi Mondi Media, di Robert Denis e Backes Ernest

www.disinformazione.it


venerdì 1 ottobre 2010

Inchiesta della Procura di Torino per le morti da vaccino antinfluenzale. 161 casi nel 2008-2009 e 396 nel 2009-2010!

pubblicata da Simona Camiolo il giorno giovedì 16 settembre 2010 alle ore 14.24

In un anno 396 vittime del vaccinoDanni alla salute invece di prevenire l'influenza: inchiesta della ProcuraA cura di Raphaël Zanotti, tratto da www.lastampa.it http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cronaca/articolo/lstp/313882/

Nel giro di un anno le reazioni violente ai vaccini stagionali contro l’influenza, con danni alla salute dei pazienti, sono più che raddoppiate. Un dato preoccupante che il procuratore vicario di Torino, Raffaele Guariniello, ha deciso di indagare con l’apertura formale di un’inchiesta. La preoccupante statistica è dell’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, obbligata per legge alla sorveglianza sanitaria. Parla di 161 casi nella stagione 2008-2009 e di ben 396 in quella 2009-2010. Un dato che, in qualche modo, può essere spiegato dalla maggiore attenzione dovuta all’esplodere, nell’anno appena trascorso, della fobia per il virus A/H1N1, ma non solo.

L’indagine prende spunto da due querele, arrivate nei giorni scorsi sulla scrivania del magistrato, presentate da due donne (entrambe di una cinquantina d’anni, la prima torinese, la seconda di una cittadina della cintura) che lamentano di aver subito gravi conseguenze a seguito della somministrazione del vaccino.

La prima dichiara di essere stata colpita da Polimiosite, patologia che fa parte di un gruppo di malattie muscolari e che rientra nel novero delle malattie rare. All’inizio la signora non riusciva a chiudere i pugni e pensava a un’artrite. Ottenuta la diagnosi, ha fatto ulteriori controlli: i suoi consulenti medici sono sicuri che ci sia un nesso tra la somministrazione del vaccino antinfluenzale e la malattia insorta.

La seconda, invece, dichiara di aver contratto una mielopatia che la costringe a camminare appoggiata a un girello con quattro ruote. All’inizio ha dichiarato di avvertire un senso di spossatezza e stanchezza che è andato via via peggiorando fino a darle la sensazione di non riuscire a governare il proprio corpo.

Se queste patologie siano l’effetto collaterale non voluto del vaccino lo giudicheranno i tecnici, ma dall’indagine su questi due casi è emersa una situazione generale che merita approfondimenti.

Secondo l’Aifa nella stagione 2009-2010 due persone sono morte a seguito della vaccinazione (erano tre nel 2008-2009), ma sono aumentati i casi di gravi conseguenze (39 nel 2008-2009 e 72 nel 2009-2010) e di bambini piccoli di età compresa tra i sei mesi e i due anni (4 nella stagione 2008-2009 e addirittura 12 in quella 2009-2010).

L’inchiesta della procura di Torino è su un prodotto specifico, il Vaxigrip della Sanofi Aventis. Una delle due querelanti lamenta il fatto che nel foglietto delle istruzioni non sia contenuto, tra le controindicazioni, la possibilità di contrarre la polimiosite.

Una circostanza che potrebbe sfuggire al classico cittadino che di rado si sofferma a leggere il cosiddetto «bugiardino», ma che potrebbe tornare utile ai medici e agli specialisti quando somministrano questo genere di farmaci.

Guariniello ha già affidato una consulenza medica per accertare se le due malattie contratte dalle signore torinesi possano essere in qualche modo essere messe in collegamento con il vaccino antinfluenzale. Solo una volta arrivati gli esiti l’indagine prenderà corpo in una direzione piuttosto che un’altra.

Autore: Raphaël Zanotti / Fonte: www.lastampa.it

P.S.: In Italia si registrano in media 12 casi l'anno di leucemia linfoblastica (che per fortuna ora è curabile nell'80% dei casi con la chemioterapia in 2 anni!) ma a Milano tra dicembre e gennaio si sono registrati 4 casi! Si tratta del secondo caso al mondo per la loro concentrazione. Dopo tante ricerche, che non hanno ancora incluso i vaccini, non hanno ancora capito l'origine di questa strana. A Milano Meal Greaves uno dei più grandi luminari nella leucemia infantile dice che l'elemento scatenante sia il virus dell’influenza A (che è inoculato in piccole quantità nei vaccini!!). La Procura di Milano ha aperto un'inchiesta. Link dell'articolo di panorama: http://blog.panorama.it/italia/2010/06/21/leucemia-a-milano-il-mistero-della-scuola-di-via-corridoni/